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Intertestualità e intermedialità

Data:
30.11.2017     
Orari:
00:00 alle 00:00
Luogo:
Sala lauree del Dipartimento di Lingue e letterature straniere e culture moderne - Università di Torino
Indirizzo:
Via Verdi 10
Persona di contatto:
Carla Marello   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Categoria:
Convegno
Aggiunto da:
elisa corino (elisacorino)

Informazioni aggiuntive

Mattina - Aspetti teorico-linguistici 9.30 CARLA MARELLO UNIVERSITÀ DI TORINO Apertura dei lavori 9.45-10.45 GERDA HASSLER UNIVERSITÀ DI POTSDAM ( GERMANIA ) L’approccio linguistico all’intertestualità e la sua applicabilità all’analisi intermediale A differenza degli studi letterari, dall'inizio dell’epoca postmoderna in poi la linguistica si è confrontata ancora poco con l'intertestualità. Mentre in ambito letterario lo studio dell'intertestualità è stato incentrato sull’individuazione dei diversi temi presenti nel testo, i linguisti in cerca di punti di riferimento linguistici utili per analizzare l’intertestualità si sono sempre trovati di fronte a dei limiti. Coseriu ha definito il "discorso ripetuto" non analizzabile e lo ha escluso dalle sue successive riflessioni. Le condizioni che si creano con la ripetizione e il riutilizzo di testi o di parti di essi nello stesso testo o come parte di nuove composizioni testuali non possono essere spiegate con la linearità che è tipica dell'uso della lingua. Il fenomeno dei testi nel testo fa riferimento a interdipendenze e rotture della coerenza, la cui marcatura è altrettanto problematica del contributo che essi possono fornire alla comprensione e quindi alla costituzione stessa del senso del testo. Alcune lingue hanno sviluppato risorse specifiche che devono essere utilizzate obbligatoriamente se il contenuto delle informazioni fornite è ascrivibile a una fonte esterna e non alla riflessione dell’autore. La necessità di segnalare l'origine delle conoscenze del parlante è presente in tutte le lingue, e infatti negli ultimi anni questi studi sono stati estesi anche alle lingue europee. Nuove possibilità di studio delle forme e delle funzioni dell'intertestualità sono emerse inoltre grazie alla semplicità del processo di individuazione delle costruzioni linguistiche garantite dall’uso dei corpora. Queste possibilità tuttavia non sono ancora state estese all'analisi delle produzioni linguistiche multimodali. Nel contributo verranno proposte alcune riflessioni a questo riguardo. 10.45-11.15 SILVIA VERDIANI UNIVERSITÀ DI POTSDAM ( GERMANIA ) E DOTTORATO DIGITAL HUMANITIES GENOVA TORINO Introduzione alla Bildlinguistik Negli ultimi decenni con l’avvento del web si è diffuso un modo completamente nuovo di comunicare che si avvale con creatività di tutte i codici messi a disposizione dal mezzo di trasmissione, combinando diversi elementi espressivi con il linguaggio verbale. La comunicazione digitale ha preso una direzione che potremmo definire di ibridizzazione delle strategie comunicative, sul piano diamesico assistiamo infatti alla sovrapposizione di sistemi iconici diversi, in una dimensione crossmediale che fa perno sulla dialogicità. I tratti tipici di questa nuova complessa modalità di interazione che si realizza in conglomerati di lingua, immagini e altri codici non esclusivamente linguistici in realtà non è una novità nella dimensione espressiva dell’ultimo secolo, tuttavia con la progressiva diffusione della comunicazione digitale essa è diventata la dimensione comunicativa normale per un numero sempre più ampio di utenti. Nata in ambito tedesco nell’ultimo decennio la Bildlinguistik o linguistica visuale è una disciplina giovane dell’ambito della linguistica che potremmo definire liminare, perché si colloca in prossimità di molte aree di ricerca al confine con il visuale e intende ricucire la soglia fra studi di ambito linguistico, letterario e visuale. Essa tematizza le relazioni esistenti fra lingua e immagine come se fossero un Gesamttext, un unico testo. Immagini materiali/visuali, immagini verbali (espressioni figurate, metafore) e immagini mentali (fantasie, idee, immaginazione) sono infatti nell’uso digitale indissolubilmente legate e vanno comprese nel rispetto di questo legame. 11.30-12.00 SERENE DAFNE MAGNANI DOTTORATO DIGITAL HUMANITIES GENOVA TORINO Google search based art: ricerca per parole e immagini come input creativo nelle operazioni artistiche “post Internet” Nel panorama di una generazione di artisti sempre più consapevoli, nel visual turn digitale, delle possibilità linguistiche offerte dalla rete come materiale “plastico”, il campo bianco della query dei motori di ricerca si configura come innesco della generazione da parola a immagine, da idea a pratica. L’operazione artistica si insinua in quella sottile crepa tra referente e indicatore testuale, che, nella dimensione estesa del novero delle immagini digitali, assume sempre più la portata di una faglia: talvolta con lieve ironia e disincanto, in una sorta di elencazione sistematica dell’incongruo repertorio iconografico reperibile online, ora come ammissione di impotenza di fronte al divario tra la realtà e le inespresse potenzialità di un nuovo enciclopedismo tecnologico. Ancora, la ricerca tramite parola chiave può attivare il processo di condensazione e raccolta di immagini, singolarmente neutre, in sistemi complessi di catalogazione di topoi visuali, che trovano forza e conferma nella ripetizione e riproducibilità: pathosformel postmoderne, simbolo della caduta delle barriere del professionismo a favore del fronte esteso di una sottocultura dell’amatorialità. E se, collassate le grandi narrazioni, restano oggi solo le immagini, i motori di ricerca possono essere concepiti come un tentativo di mediazione e organizzazione del continuum iconico digitale in un impianto conoscitivo strutturato. La configurazione degli esiti delle interrogazioni virtuali, nella tipica forma della griglia che, a sua volta, è memore di una tradizione che periodicamente riemerge, dall’Atlas di Warburg fino alla schermata di Google, si impone essa stessa come forma mentis della comparazione di immagini. Sono nuovamente gli artisti ad evidenziare questi paradigmi visivi, interrogando a loro volta il web, con competenze tecnologiche da insider o con la metodica compulsione di archivisti, ricercando le tracce, nella moltitudine dello sciame digitale, di analogie e ricorrenze. La rinnovata attenzione per una “poetica del catalogo” si esprime allora in una tautologia metodologica, dove i risultati del tentativo di arginare la molteplicità delle immagini vengono restituiti nelle stesse architetture del sistema che le espone e dispone. L’operazione artistica è quindi il tramite rivelato tra l’infrastruttura sommersa (la problematizzazione concettuale e tecnica connessa all’information retrieval) e la sua estesa superfetazione visiva (i repertori indicizzati delle immagini); l’intervento mira ad esplicitare questo rapporto attraverso l’analisi di emergenze significative nello scenario artistico contemporaneo. 12.00-12.30 MARTINA MASSARENTE DOTTORATO DIGITAL HUMANITIES GENOVA TORINO Il “curatore” virtuale e le gallerie fotografiche come diari personali. Riflessioni sulla pratica di collezionare immagini e sulla museificazione della vita quotidiana. Questo contributo intende investigare le evoluzioni che la fotografia ha vissuto con l’arrivo dei social network e del web 3.0 focalizzandosi in particolare sull’atto del “collezionare”, una pratica ibrida, che mescola il desiderio di “possesso” (rivolto ad un oggetto, ad un’immagine o ad un corpo), con la conservazione della memoria di attimi, di frammenti di vita appena passati e immediatamente condivisibili. I meccanismi che portano l’utente alla formazione di questi particolari “musei” o archivi della memoria, inducono a ragionare sulla pratica del “mettere da parte”, del “conservare per sé” mostrando al contempo ogni cosa anche agli altri, in un cimitero della deperibilità costituito dalla rete. Queste “narrazioni” (o gallerie) che fanno del dettaglio e del quotidiano delle “opere d’arte” dell’attimo passato, sono in realtà piccole storie, brevi film still personali dove ogni utente diventa “curatore virtuale” della sua “esposizione” al pubblico. Non mancano infatti ashtag o didascalie esplicative e appunti ad accompagnare le immagini di Instagram o quelle caricate nei personali album di facebook. Al contempo però, le immagini compaiono e scompaiono dai nostri diari personali mostrando tutta la labilità e la deperibilità di un sistema che permette di scaricare fotografie di ogni individuo senza che il diretto interessato lo sappia. Si possono quindi “rubare” e/o “scambiare” frammenti della propria vita con quelli degli altri. Esistono allora dei confini? E se esistono quali sono? Queste collezioni della memoria cosa dicono veramente di noi? Quale è il loro scopo e che radici ha questa pratica? Come si sta sviluppando e come si svilupperà nel web 3.0? 12.30-14.15 Pausa pranzo Pomeriggio - Aspetti teorico-linguistici e glottodidattici 14.15-15.15 MARIANNA BOLOGNESI FACULTY OF MEDIEVAL AND MODERN LANGUAGES OXFORD ( GRAN BRETAGNA ) Il Linguaggio Figurato nella Comunicazione Multimodale: Il genere pubblicitario e la campagna sociale In vari generi testuali, la comunicazione visiva fa uso frequente di linguaggio figurato, espresso attraverso immagini. Metafore, metonimie, sinestesie, ed altri meccanismi figurati vengono sfruttati frequentemente per esprimere, attraverso elementi visivi concreti e quindi rappresentabili da immagine, vari tipi di concetti, tra cui concetti molto astratti, che non hanno dunque referenti tangibili diretti (ad esempio, concetti come libertà, global warming, potere). Ma in che modo vengono integrati elementi visivi ed elementi di origine linguistica, nella costruzione di questi messaggi? In questo seminario verranno illustrate struttura e funzione del linguaggio figurato (visivo e verbale) utilizzato nella costruzione di messaggi multimodali. Gli esempi saranno tratti principalmente dal genere pubblicitario e da quello delle campagne sociali. 15.15-15.45 ERICA DI BLANCA UNIVERSITÀ UNIVERSITÀ HEINRICH HEINE DI DÜSSELDORF ( GERMANIA ) E DOTTORATO DIGITAL HUMANITIES GENOVA TORINO Riflessioni sull’efficacia dell’immagine mentale dell’idiomatica nella fraseodidattica La competenza fraseologica è molto importante per una comunicazione efficace e autentica. Per questo motivo dovrebbe ricoprire un ruolo imprescindibile nell’insegnamento delle lingue straniere. Nonostante siano stati realizzati negli ultimi anni molti studi sulla fraseologia, ancora poco si è ottenuto a livello didattico. Uno degli argomenti da approfondire è quello del ruolo svolto dall’immagine idiomatica, evocata dalla struttura lessicale (Cfr. Dobrowol’skij/Piirainen, 2005: 11-15), nella comprensione del significato idiomatico di espressioni come mettere un dito nella piaga o avere un diavolo per capello. In questo contributo verranno presentate delle riflessioni sul possibile utilizzo dell’immagine idiomatica come strumento per l’apprendimento fraseologico. 15.45-16.00 Pausa caffè 16.00-16.30 SERENA ZAMPOLLI DOTTORATO DIGITAL HUMANITIES GENOVA TORINO Narrativizzare i concetti astratti: ideazione di un processo per la trasformazione delle regole grammaticali in cortometraggi narrativi L’essere umano è affamato di storie, fin dall’alba dei tempi. Il racconto di storie ha accompagnato la sua evoluzione, mentre al fuoco e alla voce si sostituivano le pergamene, poi i libri e i palchi teatrali, e infine gli schermi cinematografici e televisivi, il cellulare. Questo ha fatto sì che la forma narrativa sia la più facile da processare per il nostro cervello, eppure buona parte delle informazioni che ci vengono passate in contesto educativo non sono strutturate come storie. Questo è particolarmente vero per i concetti astratti, per esempio le regole grammaticali della lingua straniera. Per questa ricerca è stato messo appunto un processo replicabile per "narrativizzare" concetti astratti, con l'obbiettivo di indagare gli effetti di questa modifica dal punto di vista cognitivo ed educativo. Grazie al processo messo a punto, le regole grammaticali dell’inglese vengono presentate agli apprendenti italiani non più come descrizioni testuali, ma come storie video, conferendo all’input sia una forma narrativa che una forma visiva. La tecnologia permette di concretizzare questo processo in un prodotto audiovisivo di cui gli apprendenti possono essere fruitori ma anche creatori. 16.30-17.00 ANNA SPECCHIO DOTTORATO DIGITAL HUMANITIES GENOVA TORINO Come nel romanzo, così nel manga. Imomushi di Edogawa Ranpo nella trasposizione del maestro Maruo Suehiro. Le intersezioni tra letteratura e manga non sono nuove nel panorama della cultura giapponese: affondano le loro radici a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, quando gli scrittori giapponesi inseriscono per la prima volta all’interno delle proprie opere codici ed elementi che appartengono all’universo del manga (si pensi al caso di Yoshimoto Banana o di Takahashi Gen’ichir?) e gli autori di manga attingono alla letteratura come fonte di ispirazione per le proprie storie (come nel caso di Asaki yume mishi di Yamato Waki), fermo restando che i primissimi incroci tra le due forme artistiche sono ravvisabili già a partire dagli anni Cinquanta con la nascita dei manga a scopo didattico (gakush? manga). Se da un lato troviamo dunque un linguaggio verbale che sperimenta nuove forme di espressione, dall’altra ci imbattiamo invece in un linguaggio figurativo che interpreta un testo dando vita a nuovi spazi narrativi e intersemiotici atti a veicolare lo stesso messaggio della fonte originaria. Allo stesso modo, come il romanzo può necessitare di una rilettura prima che l’utente giunga alla sua comprensione, il manga può necessitare di una doppia lettura, di uno sguardo critico che si muova nello spazio per osservare da lontano le due visioni separate che esso offre (testo e immagine) al fine di coglierne l’insieme. Partendo dal concetto espresso dalla fortunata locuzione oraziana ut pictura poesis, il presente contributo si pone l’obiettivo di analizzare il testo Imomushi (Il bruco) dello scrittore Edogawa Ranpo e la sua trasposizione manga per mano di Maruo Suehiro al fine di dimostrare le convergenze e le divergenze tra le due opere e le loro ripercussioni a livello di ricezione sui lettori. 17.00-18.00 UMBERTO CAPRA UNIVERSITÀ DEL PIEMONTE ORIENTALE VERCELLI Osservazioni conclusive: il rapporto visivo/verbale, immagine/parola nell'apprendimento linguistico.